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Storie di periurbanità dall'Italia del Sud

Urban outskirts stories from the South of Italia

04/01/2012

Résumé

Le texte présente quelques cas de « périurbanité » méditerranéenne dans l'Italie du Sud-Est. Ces cas sont apparus dans la dernière décennie au travers des planifications paysagères à l'échelle provinciale de Lecce (2001) et à l'échelle régionale des Pouilles (2010). De façon plus spécifique, en exposant les questions fondamentales du nouveau plan paysager régional et sa valeur culturelle et politique pour la protection des biens communs, la « périurbanité » se manifeste par une politique agroenvironnementale appelée « pacte ville-campagne » qui se base sur le projet d'un territoire et sur la réinvention d'un paysage.
The text offers some cases of Mediterranean «peri-urbanity» - or outskirts urbanity - in South-East Italia. These cases appeared during the latest decade through landscapes planning projects on the provincial scale of Lecce (2001) and on the regional scale of Apulia (2010). In a more specific manner, by exposing the fundamental issues of the new landscape regional plan and its cultural and political value for the protection of common goods, the «peri-urbanity» takes shape through an agro-environmental policy called «the city-country pact», which is based on a territory project and on the re-invention of a landscape.

Texte

Policentrismo e diffusione in un finibusterrae mediterraneo1

Discutendo animatamente con l'autore del testo Campagnes urbaines, Pierre Donadieu, e l'editore Carmine Donzelli, nel momento in cui si dovevano scegliere alcune immagini di campagne italiane da inserire nella versione italiana, ampliata anche nel titolo, di Campagne urbane. Una nuova proposta di paesaggio per la città, si convenne tutti sulla scelta delle belle immagini della campagna salentina, una penisola dell'Italia meridionale, e, quindi, una doppia penisola, diffusamente abitata. L'intento era quello non solo di tradurre il testo, ma di riportare nel vivo nel dibattito italiano le riflessioni nate in un contesto francese, già maturo su questi temi, inserendo ulteriori supporti alla lettura del testo2. Le fotografie giocavano un ruolo cruciale per veicolare il messaggio e le abbiamo scelte volutamente di un paesaggio meridionale. Fotografie che avevo a lungo osservato durante gli studi per il piano territoriale di coordinamento della Provincia di Lecce, a cui avevo preso parte qualche anno prima, lavorando con Bernardo Secchi e Paola Viganò3.
Il piano provinciale si poneva a metà strada tra una ricerca e un progetto. Dalle tante descrizioni che il piano aveva prodotto, il territorio salentino emergeva come una terra in bilico tra il passato e il futuro, un laboratorio di natura, di economie e di società che mostrava interessanti indizi per avviare un modello di sviluppo verso la post-modernità.
Una «piccola patria» nella quale gli abitanti si muovono e dalla quale si allontanano a fatica, una unica città dispersa fatta di tante piccole città, poste sullo sfondo di una distesa ulivetata dalla quale si traguarda il mare. Una campagna disseminata di usi e pratiche allargate, uno spazio rurale in cui si risiede, si lavora o si trascorre il tempo libero senza che questo paesaggio perda la sua prerogativa di essere una campagna agricola produttiva.
Da queste riflessioni sono scaturite le strategie del piano. Da qui si è giunti a pensare al progetto del territorio della provincia leccese come a un unico grande parco intendendolo non come una grande area protetta, ma come un laboratorio in cui sperimentare azioni di abitabilità fortemente orientate dentro un'opzione ambientale da attuare attraverso politiche mirate, il welfare, la valorizzazione, la mobilità e le politiche insediative. Un pacchetto di progetti perché il Salento si rappresentasse pienamente nella cultura del proprio tempo.

Il Salento come parco. Piano di coordinamento provinciale Lecce, 2001.

Il paesaggio, in questa visione proattiva e affatto nostalgica o vernacolare, emergeva come un'infrastruttura per la sostenibilità, le economie, facilitando e sostenendo la produzione di capitale sociale. Un dispositivo strategico in grado di rileggere le lentezze e i ritardi nei processi di modernizzazione non come un deficit irrecuperabile, ma come un modo per riprendere un discorso interrotto verso la contemporaneità, collocandosi alla giusta distanza tra un passato da recuperare e valorizzare, colmando alcune lacune che ostacolano l'avvio di nuovi processi di sviluppo, e il futuro che incombe. Questioni che il piano aveva intravisto con lungimiranza giocando tra scenari auspicabili o tendenziali (Mininni, 2001), interrogando il futuro attraverso la domanda retorica «cosa succederebbe se?». Scenari che si sarebbero dopo inverati. Oggi il Salento è un territorio sempre più consapevole del suo successo, alla ricerca di una dimensione esterna e una dimensione locale del turismo.
I paesaggi rurali del Salento potevano illustrare bene le tassonomie di agricoltura periurbana proposte da Donadieu nel suo testo. Esse facevano riferimento all' agricoltura rurale degli uliveti e dei vigneti ma anche delle colture protette florovivaistiche nelle serre, indifferente alla città ma posta a breve distanza da essa, alla agricoltura periurbana che si infiltra nelle frange urbane come uno spazio aperto alternativo alle periferie, alla agricoltura cittadina, intrappolata nei giardini produttivi delle case dei centri storici salentini. Tutte queste forme di agricoltura articolano il paesaggio agricolo costretto nella distanza di una terra breve e allungata come può essere una penisola circondata dal mare e disseminata di 98 comuni. Ognuno con il proprio multiforme areale di periurbanità.
Immagini di spazi agricoli vitali di terre salentine da cui si traguarda la città come indizi di progetti impliciti tra la città e la campagna. Immagini che sdoganano gli stereotipi del muro a secco, dei capannoni tra i vigneti, o delle distese di seconde case, chiusi nello stigma tra patrimonio o degrado, per portarle nel vivo di una proposta di territorio che può trovare coerenza solo dentro una politica agro-urbana.
Le immagini che erano state lo sfondo di questa stagione di riflessioni, una volta inserite nel libro Campagne Urbane, mettevano in sequenza i due campi di riflessione, un momento progettuale e un altro teorico, dimostrando che altrove, negli stessi anni, si stava elaborando un programma di ricerche strutturate sulle potenzialità dello spazio agricolo periurbano per il progetto dei territori della città contemporanea, non distanti dai modi in cui le strategie del piano lo interpretavano. Allo stesso tempo, però, emergevano angolazioni e slittamenti inediti di cui bisognava tenere conto: la pervasività urbana sui temi della dispersione da cui il ptcp di Lecce muoveva, intercettando un filone di ricerche che Secchi e la sua scuola di Venezia in quegli stessi anni stava portando avanti, occupava tutto il campo. Lo spazio agricolo di prossimità non era messo a fuoco se non come sfondo del pattern frammentato dell'armatura urbana minuta e quello ancora più minuto della diffusione abitativa. Un' agricoltura marginale, tranne poche eccellenze, e troppo interstiziale per essere produttiva e competitiva. Un'enfasi del pieno rispetto al vuoto, che non lasciava cogliere invece le intenzionalità di una spazialità terza e periurbana, e il suo potenziale, in grado di scrivere un proprio statuto di spazio, senza prendere in prestito alla città o alla campagna. Uno spazio abitato da una società, da alcuni definita paesaggista (Donadieu, 2002), che aspira ad una vita all'aria aperta, condividendo ideali ecologici e simbolici del vivere in campagna senza allontanarsi dalla città, una società aperta che ricerca una dimensione collettiva e condivisa di spazio e di benessere per vivere insieme.
I territori salentini hanno avuto un ruolo cruciale e, per alcuni versi, esemplare e idealtipico anche in un'altra circostanza. Si tratta dell'occasione di mettere a fuoco il Patto città campagna, che costituisce uno dei cinque Progetti Territoriali del Piano paesaggistico territoriale regionale PPTR4. Una terra ricca di esempi di periurbanità offre il materiale adatto per elaborare le strategie del patto, permettendo di collaudare successivamente gli strumenti per regolarli e governarli alla scala vasta regionale.

Periferie, periurbanità e agricoltura scendono ai patti

Il progetto del patto città campagna costituisce uno dei cinque Progetti Territoriali del Paesaggio Regionale che, nel loro insieme, rappresentano le proposte di tutela attiva e le prospettive di sviluppo che il piano paesaggistico  regionale lancia come sfida al  futuro per il paesaggio pugliese.


Il Patto città campagna. Piano Paesaggistico Territoriale Regione Puglia PPTR, 2010.

Il patto sonda la dimensione territoriale della pianificazione paesaggistica tra ordinarietà e settorialità misurandosi nei territori più conflittuali e a forte deficit  di qualità, come le periferie, le nuove espansioni e gli spazi agricoli della periurbanità.
Il patto intercetta le potenzialità dello spazio agricolo di prossimità esplorando il reciproco vantaggio che può derivare da una strategia multiattore e interistituzionale in grado di irrorare di valori di paesaggio questioni impegnative per il futuro del territorio urbano a partire dai cambiamenti che le politiche agricole comunitarie  assegnano all'agricoltura e al mestiere degli agricoltori.
Il patto ha fondamento dentro una visione agro-urbana dove l'agricoltura viene chiamata a costruire una geografia in comune con la città e le sue forme disperse, ad assolvere a compiti non solo di produzione alimentare e di salvaguardia ambientale, per diventare contesto di vita alla domanda post-rurale di campagna e di natura addomesticata.

Linee guida del patto città campagna PPTR, 2010.

In questo contesto, un particolare ruolo viene ad assumere l'agricoltura periurbana grazie alle remunerazioni provenienti dalla produzione di beni e servizi pubblici attraverso i concetti di multifunzionalità (servizi non alimentari dell'agricoltura) e condizionalità (servizi agro-ambientali dell'agricoltura e qualità della vita).
Le principali finalità che il patto città campagna assume nell'ambito dello scenario strategico del PPTR Puglia sono: (1) sostenere l' agricoltura per contrastare il consumo di suolo agricolo favorendo la competitività dell'agricoltura migliorando la qualità dei suoi servizi agro-urbani e agro ambientali soprattutto a ridosso delle principali aree metropolitane regionali; (2) valorizzare il patrimonio rurale storico culturale presente nelle aree periurbane inserendolo come potenziale delle aree periferiche e integrandolo alle attività urbane; (3) migliorare la qualità urbana promuovendo la rigenerazione urbana in chiave sostenibile specie nelle periferie degradate per rafforzare e valorizzare le relazioni di prossimità con la campagna; (4) costruire una visione strutturale e strategica della pianificazione alla scala locale o sovralocale capace di salvaguardare lo spazio agricolo periurbano come invariante ambientale e paesaggistica nelle future trasformazioni; (5) costruire un nuovo paesaggio tra la città e la campagna costruendo un contesto di vita agro-urbano che preserva l'attività agricola e la società rurale attraverso il soddisfacimento di nuovi stili di vita.

Margini tra città e campagna.

Planimetria. Margini tra città e campagna. Da Linee guida del patto città campagna PPTR, 2010.

Il progetto del patto città campagna

Il Patto città campagna sonda la dimensione territoriale della pianificazione paesaggistica tra ordinarietà e settorialità misurandosi nei territori più conflittuali e a forte deficit di qualità, come le periferie, le nuove espansioni e gli spazi agricoli della periurbanità. Il patto intercetta le potenzialità dello spazio agricolo di prossimità esplorando il reciproco vantaggio che può derivare da una strategia multiattore e interistituzionale in grado di irrorare di valori di paesaggio questioni impegnative per il futuro del territorio urbano a partire dai cambiamenti che le politiche agricole comunitarie  assegnano all'agricoltura e al mestiere degli agricoltori.
Una nuova idea di spazialità in chiave agro-urbana diventa il dispositivo spaziale intorno al quale ruota la proposta del patto: preservare la campagna affidandogli una missione che gli deriva dalle opportunità e non dai disagi dello stare sui margini: un policentrismo aperto alle relazioni di rete e irrorato di infrastrutture che rendono più prossime le tante periferie degli arcipelaghi urbanizzati, la disponibilità di spazio aperto agricolo, grande paesaggio appropriabile che si traguarda dalle finestre delle ultime file di case della periferia, i sevizi di una campagna che offre cibo, raccolte dirette, esperienze di natura e imprenditorialità innovative legate alla green economy.
Il patto spinge, dunque, a guardare nei territori della periurbanità  non più pensandola luogo della futura espansione urbana, ma come ad un nuovo campo di possibilità della strumentazione urbanistica di incorporare la pianificazione paesaggistica tra istanze di tutela e proposte di valorizzazione e sviluppo.
Il parco agricolo multiufunzionale, in particolare, è la componente del patto a scala sub-provinciale che nasce dalla proposta dal basso di una territorialità tra la città e la campagna, a volte solo spaziale per la presenza di forte promiscuità di spazi urbani e agricoli, a volte invece sociale perché insorge dal basso per i modi in cui è condivisa dai suoi abitanti. Rispetto ai valori e alle criticità, i territori saranno: parchi agricoli di valorizzazione se i territori sono da tutelare e salvaguardare, parchi agricoli di riqualificazione se i territori sono compromessi e degradati. I parchi agricoli ad alta valenza naturalistica sposano gli obiettivi dello scenario regionale del patto città campagna con quelli della valorizzazione integrata dei paesaggi costieri, con una più forte enfasi alla valorizzazione ecologica e ambientale.  
I parchi agricoli sono territori agro-urbani o agro-ambientali promossi dall'attivazione di sistemi economici locali, sono geografie disegnate dagli abitanti sulla base di nuovi valori ecologici, sociali, culturali e simbolici. Ne è un esempio il Super parco de Li paduli, che occupa la parte centrale del Salento. Attraverso le attività del laboratorio Urbano Aperto LUA da tempo si sostengono iniziative culturali e di progettazione partecipata con interessanti risvolti sulle politiche della sostenibilità e dell'autoproduzione dal basso che mobilitano  gli unici comuni che ne fanno parte.
Per descrivere questa strategia il patto ricorre alle Linee Guida per il patto città campagna:riqualificazione delle periferie e delle aree agricole periurbane. Esse svolgono un ruolo cruciale perché tentano di costruire un nuovo ordinamento dello spazio periurbano e le condizioni per la sua rifondazione. Concepite come un manuale di istruzioni del periurbano a partire dalla identificazione delle criticità di questa spazialità bifronte, educano lo sguardo, aiutano a riconoscere le differenze tra margini, bordi e confini, a definire i diversi progetti che sottendono. Piccoli prontuari di regole che aiutano a definire lo spazio periurbano alla scala di agglomerazione e a quella locale, le sue possibili fonti di finanziamento e di gestione, le sue prestazioni rispetto alla forma, alla dimensione, alle tangenze che intrattiene con i tessuti edificati limitrofi, uno spazio da preservare attraverso una politica precauzionale che lo tuteli come vuoto per l'agricoltura.
 

Percorsi di concertazione e condivisione

Tradizionalmente un piano paesaggistico che abbia o meno valenza territoriale, affida al proprio apparato normativo l'attuazione delle politiche che persegue, rimandando alla fase attuativa il recepimento di indirizzi e direttive nei piani preposti essenzialmente al governo del territorio (piani di coordinamento provinciali, piani urbanistici comunali, piani settoriali in materia di acque, di difesa del suolo). Il cambiamento di approccio nel governo delle trasformazioni del paesaggio ha da tempo mostrato che non è sufficiente costruire un buon piano paesaggistico. La sua efficacia si misura in base alla capacità di interagire con altri piani e programmi che, direttamente e indirettamente, producono trasformazioni nel paesaggio. L'orientamento delle strategie di programmazione messe in campo dalla Regione Puglia tendono ad evitare una dispersione di risorse finanziarie in microprogetti che rischiano di avere un impatto sul territorio esiguo o poco efficace.
Il PPTR condivide  l'idea di indirizzare e favorire dinamiche di rete tra gli operatori del territorio, di integrare le differenti misure del piano e la costruzione di volani e massa critica in grado di produrre autoapprendimento ed effetti emulativi a catena tra gli operatori singoli e collettivi nei diversi settori coinvolti. Nella costruzione del piano paesaggistico è emersa la possibilità di mettere in atto innovazioni e interazioni decisive per dare efficacia al piano, individuando in uno strumento programmatico dotato di rilevanti risorse finanziarie qual è il PSR  Piano di Sviluppo Rurale della Regione Puglia la capacità di incidere significativamente sui processi di costruzione e trasformazione del paesaggio regionale.
Le attività da promuovere all'interno di un percorso di concertazione tra politiche urbane e rurali, sono state così selezionate5 :
  1. mettere a fuoco le azioni e gli attori che producono trasformazioni e processi in cui sono inseriti, intercettando le componenti paesistiche degli obiettivi del PPTR con le politiche e gli strumenti che gestiscono le trasformazioni nel settore agricolo;
  2. orientare i criteri di selezione e di valutazioni previste nelle azioni di trasformazione del territorio agite dai diversi soggetti, e conseguente ricerca delle migliori sinergie rispetto alle modalità di costruzione effettiva del piano;
  3. intercettare i modi in cui alcune attività agricole possono produrre effetti di mitigazione o compensazione in chiave agro ambientale oppure come strategie paesaggiste di miglioramento della qualità e della visibilità dei contesti.
Alcuni bandi di attuazione delle misure del PSR mostrano nella loro formulazione e nella individuazione dei criteri di selezione di aver fatte proprie e condivise molte strategie del piano paesaggistico. Il PIARP progetto integrato d'area rurale pilota ne è un esempio. Esso costituisce lo strumento di attuazione che riguarda un ambito territoriale con  caratteristiche omogenee sotto il profilo ambientale paesaggistico e naturale, all'interno del quale si dovranno comprendere un insieme di misure del PSR strettamente coerenti e integrate secondo un disegno unitario e coordinato e  conformate alla pianificazione territoriale ed urbanistica.

Esercizi di copianificazione. Da Linee guida del patto città campagna PPTR, 2010.

Come migliorare la qualità urbana in tempo di crisi?

Il patto città campagna promuove una strategia per la qualità e la sostenibilità urbana che può essere messa in moto in tempo di crisi, quando le risorse per costruire parchi pubblici e nuove attrezzature urbane sono sempre più scarse, l'agricoltura esprime progetti impliciti inespressi, mentre insieme si potrebbe operare meglio convergendo su obiettivi comuni. La Misura 223 «Primo imboschimento di superfici non agricole», è stata rielaborata attraverso tavoli di concertazione tra assessorato al territorio e all'agricoltura con la collaborazione dell'INEA Istituto nazionale economia agraria, ente di ricerca che sostiene tecnicamente le politiche regionali all'interno della PAC. Tale misura ha come obiettivo la promozione di una idea nuova di forestazione con lo scopo di promuovere la biodiversità  per bonificare siti inquinati e contribuire alla mitigazione del cambiamento climatico conseguente ai processi inquinanti causati dall'emissione dei gas serra, una forestazione che non pianta solo conifere ma rilancia  la diffusione del bosco per il miglioramento paesaggistico del territorio. Le azioni della misura ammissibili per il bando sono la realizzazione di bosco periurbano ed extraurbano anche ricorrendo a essenze della macchia mediterranea. Tale misura rappresenta, in primo luogo, una opportunità per focalizzare lo sguardo di agricoltori e cittadini sulla stessa  territorialità con differenti ricadute a secondo che la si guardi dalla città o dalla campagna; secondariamente, la misura potrebbe erogare finanziamenti per le aree produttive dismesse, i bordi delle grandi infrastrutture stradali, le aree intercluse, le aree destinate a servizi per la residenza (aree a standard cedute in attuazione di piani esecutivi) per destinarli alla realizzazione di parchi e attrezzature a verde urbano.
Due questioni mostrano l'autoevidenza di questa affermazione: la prima è che vi sono persone che non sono agricoltori ma che sono molto importanti per l'agricoltura, la seconda è che il divieto di costruire è cruciale per il progetto del paesaggio e la visione progettuale delle invarianti  è una opportunità da cogliere. Lo spazio agricolo periurbano è, dunque, già un progetto ed una risorsa se non viene inficiato da nuove urbanizzazioni.
Il patto ha cercato, in maniera riflessiva, di sondare il limite del possibile di entrambe queste affermazioni.

Mots-clés

Plan paysager, politiques agriurbaines, villes et campagnes, périphéries, développement local
Landscape project, agro-urban policies, city and countryside, outskirts, local development

Bibliographie

Donadieu, P., Campagnes urbaines, Arles, Actes Sud, 1998.

Donadieu, P., Campagne Urbane. Una nuova proposta di paesaggio per la città, introduit par M. Mininni, Roma, Donzelli editore, 2006.

Donadieu, P., La Societé paysagiste, Arles, Actes Sud, 2002.

Mininni, M., « La costruzione degli scenari nelle questioni ambientali », in Quaderni del Dottorato in Urbanistica, Istituto Universitario di Architettura Venezia, 2001.

Mininni, M. (sous la dir. de), « La sfida della pianificazione paesaggistica pugliese verso una idea nuova di sviluppo sostenibile e sociale », Urbanistica, 147 , 2010.

Mininni, M., « Il Patto Città Campagna per una politica agro-urbana e agro-ambientale per il paesaggio pugliese », in Urbanistica, 147 , 2010.

Mininni, M., « Spazi e politiche di approssimazione », in CRIOS, Critica degli ordinamenti dello spazio, 2, 2011.

Viganò, P. (sous la dir. de), Finibusterrae. Territori della nuova modernità, Naples, Electa, 2001.

Auteur

Mariavaleria Mininni

Architecte, écologue, professeur associé d'urbanisme au Politecnico de Bari (département ICAR) et de l'université de la Basilicate.
Courriel : mv.mininni@poliba.it

Pour référencer cet article

Mariavaleria Mininni
Storie di periurbanità dall'Italia del Sud
publié dans Projets de paysage le 04/01/2012

URL : http://www.projetsdepaysage.fr/fr/storie_di_periurbanita_dall_italia_del_sud

  1. Nel testo vengono elaborati alcuni aspetti che sono stati presentati in precedenti articoli sul piano paesaggistico della regione Puglia e, in particolare, sul patto città e campagna, che si riportano in bibliografia.
  2. I testi in questione sono Donadieu, P., Campagnes urbaines, 1998, e la traduzione Donadieu, P., Campagne Urbane. Una nuova proposta di paesaggio per la città, 2006. All'interno di quest'ultimo testo  vi sono due appendici: un glossario di termini di agro-urbanismo, alcune schede di parchi agricoli francesi.
  3. Le foto erano di Paolo De Stefano. In Viganò, P. (sous la dir. de), Finibusterrae. Territori della nuova modernità, 2001.
  4. Il Piano paesaggistico territoriale della Regione Puglia è stato coordinato scientificamente da Alberto Magnaghi. L'autore è stata coordinatrice della segreteria tecnica del piano, http://paesaggio.regione.puglia.it/.
  5. Si rimanda per approfondimenti al I Rapporto Iuav Studi & Progetti - ISP srl redatto nell'ambito della convenzione con la Regione Puglia, luglio 2009.