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L' « arte » del giardino nell' Europa di età moderna: ipotesi di lavoro e prospettive di ricerca

The « art » of garden at the Modern period: research postulates and stakes

26/06/2009

Résumé

S'attachant aux nouvelles pistes de recherche récemment développées au sein de l'histoire des jardins, à propos des connaissances et des savoir-faire des jardiniers et à l'Époque moderne, cet article vise à présenter les premiers résultats d'une recherche concernant le métier du jardinier en France au XVIIe siècle. À travers l'analyse d'un corpus d'une vingtaine de textes d'horticulture et de jardinage publiés au cours du XVIIe et du XVIIIe siècle par des jardiniers, des collectionneurs de fleurs, des agronomes et des amateurs - c'est-à-dire par des auteurs appartenant à un milieu moins savant que celui où furent conçus les grands traités de Boyceau de la Barauderie et de Dezallier d'Argenville -, on veut essayer d'esquisser la réception et la participation des représentants du métier à la définition de l' « art du jardin » et des théories le concernant.
Based on new researches recently developed in the history of gardens, relating to the gardener's knowledge and savoir-faire at the Modern period, this article presents the first results of a research about the profession of gardener in France at the 17th century. The analysis is based on a corpus of twenty texts on horticulture and gardening published during the 17th and 18th centuries by gardeners, flowers collectors, agronomists and amateurs à i.e. authors who belong to a milieu less erudite than the milieu who elaborated the following Treaties: Boyceau de la Barauderie and de Dezallier d'Argenville. The article attempts to draw the reception and the participation of the representatives of the profession in the definition of the «art of garden» and the theories related to it.

Texte

Voici la plus noble, la plus riante, et la plus utile partie de l'agriculture.
Louis Liger, 1721

Lo studio dei testi sulla composizione e la coltivazione dei giardini rappresenta oggi uno dei campi d'indagine più innovativi all'interno della ricca produzione scientifica sulla storia degli « spazi verdi ». Disciplina per la quale gli studiosi hanno rivendicato, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, uno statuto indipendente dalla storia dell'arte, dall'architettura e dall'orticultura, la storia dell'arte dei giardini - chiamata da alcuni jardinisme (Le Dantec, 1996) o art hortésienne (Mosser, 1999) - è partita alla ricerca, nelle biblioteche e negli archivi, dei testi sui quali si fonda la sua epistemologia.  Sono venute così alla luce edizioni critiche, riproduzioni anastatiche, antologie, liste bibliografiche, traduzioni di trattati, manuali, testi poetici, romanzi e raccolte di incisioni di cui si era persa la memoria e che a lungo erano stati dimenticati sugli scaffali delle biblioteche storiche e all'interno delle collezioni antiquarie.
Benché già nel 1913 lo storico dell'arte Jules Guiffrey avesse richiamato l'interesse dei ricercatori sui principali scritti sul giardino pubblicati nel XVII secolo, il vero precursore di questa corrente di studi fu Ernest de Ganay. Nelle sue opere, tra le quali Les Jardins à la française en France au XVIIIe siècle (1943) e la Bibliographie de l'Art des jardins, pubblicata postuma nel 1989, egli concentrò la sua attenzione sui saperi sia teorici che pratici che sottendevano questa produzione e sulle biografie degli autori. La sua lezione, raccolta inizialmente dagli storici dell'arte, e in seguito dal più ampio pubblico degli studiosi delle scienze sociali, ha dato origine ad una felice stagione di studi all'interno della quale i giardini storici sono stati letti secondo nuovi angoli di visuale e in una prospettiva fortemente interdisciplinare1.

Contemporaneamente alla riscoperta di questa letteratura - e alla redazione della Carta dei Giardini Storici (1981) - è cominciato a fiorire, soprattutto in Francia, un nuovo filone di studi dedicato agli architetti paesaggisti, ai giardinieri, agli orticultori e agli amanti dei giardini. La pubblicazione dei due volumi sui « creatori di giardini e di paesaggi » curata da M. Racine nel 2001, insieme ad alcuni saggi e monografie dedicati a casi di studio più specifici - come il volume di D. Garrigues sui giardinieri di Versailles nel Grand Siècle (2001) - costituiscono in questo senso alcuni degli esempi più rilevanti e ancora un unicum nel panorama degli studi europei.
Facendo appello a diverse tipologie di fonti - trattati, carte d'archivio, mappe catastali, lettere, memorie - i ricercatori hanno ricostruito, almeno a livello savant, l'evoluzione pratica e teorica del jardinage. Gli architetti dei giardini, e a volte anche i semplici giardinieri, si sono rivelati i depositari di una vera a propria « arte del paesaggio », una disciplina che affonda le sue radici non solo nelle arti meccaniche, ma anche in quelle liberali. Per quanto concerne in particolare i secoli XVII e XVIII, che sono l'oggetto principale del nostro campo d'indagine, lo studio di alcune biografie « eccellenti » - come quelle di André Le Nôtre e dei suoi eredi, Claude Desgots e Jean-Michel Le Bouteaux - hanno rivelato che la formazione dei giardinieri attivi presso i parchi reali o i castelli dell'aristocrazia era particolarmente raffinata. Insieme alle tecniche per la coltivazione dei fiori e degli arbusti ornamentali, essi appresero anche a disegnare in piano e in prospettiva, a scrivere, a fare di conto, a gestire un registro delle spese, e almeno i rudimenti della matematica, dell'architettura e dell'ottica. La ricca collezione di opere d'arte che Le Nôtre donò a Luigi XIV (Mosser, 2006) - dipinti, statue, medaglie - o i modelli di parterres e le piante di giardini eseguiti da Le Bouteux (Rostraing, 2001) testimoniano un retroterra culturale sconosciuto ai giardinieri della tradizione. Questi ultimi, almeno a quanto si evince dagli statuti della corporazione pubblicati nel 1599, erano infatti semplici coltivatori di alberi da frutto e legumi, controllavano le coltivazioni dei privati tramite dei jurés e possedevano il privilegio di potere vendere i loro prodotti nei mercati della capitale.

Incrociando dunque la ricca produzione letteraria relativa all'architettura e alla coltivazione dei giardini fiorita tra XVII e XVIII secolo con i risultati di alcuni studi sulla gestione dei cantieri e l'attività dei giardinieri (Verin, 1990; Pellerin, 2003; Rostaing, 2006; Santini, 2007) la ricerca ha portato alla luce alcune dinamiche culturali e sociali, ed altrettante evoluzioni tecniche, di grande interesse per ricostruire la storia dei giardini in età moderna. Esse hanno svelato come durante il Grand Siècle la pratica del jardinage abbia cominciato ad assumere lo statuto di « arte » e come la professione del giardiniere abbia subito alcune importanti « svolte professionali » à per utilizzare un'espressione di J. Cornette - destinate ad affinare le competenze (Garrigues, 2001). Si tratta del resto di fenomeni dei quali alcuni tra i più importanti autori dell'epoca dimostravano piena consapevolezza. Nelle Instructions pour les jardins fruitiers et potagers (1690) ad esempio, La Quintinie affermava che esistevano cinque diverse « classi »di giardinieri, esperti in altrettante « parties du jardinage2 »: i giardinieri pepiniéristes, fleuristes, orangistes, botanistes o maréchais. Quanti si definivano invece semplicemente jardiniers erano coloro che si occupavano della coltivazione della frutta e degli ortaggi e discendevano da quei « domestici » ai quali nei giardini del passato era affidata la coltura delle spalliere e degli alberi3. Nel capitolo dedicato ai giardini del Traité de la Police (1705-1738) Nicolas de La Mare scriveva invece che per illustrare l'attività e le competenze dei giardinieri di Parigi era necessario innanzitutto segnalare la differenza che intercorreva tra i giardinieri del re, che avevano portato la scienza del giardino ai più alti risultati, e i jardiniers du public che coltivavano e vendevano i loro prodotti nelle halles della città4. I primi avevano per fine il bello e il piacere del loro signore, mentre i secondi l'utile della cittadinanza. I giardinieri del re erano pertanto artisti liberi, mentre gli altri dovevano sottostare ai regolamenti della corporazione e alla Police della città5. Anche l'educazione impartita agli apprendisti era diversa. Contrariamente a quanto accadeva per i jardiniers du public, la formazione dei giardinieri dei palazzi reali non prevedeva solamente il travail de la main ma anche quello dell'esprit6.

Alla luce di queste considerazioni, il testo qui presentato si propone di delineare alcune possibili prospettive di ricerca destinate a affrontare in maniera sistematica e più rigorosa il tema dell' « arte del giardino » e dei suoi protagonisti tra il XVII e XVIII secolo. Affermare infatti che il jardinage divenne una forma d'arte sulla base degli scritti di alcuni dei principali autori dell'epoca, esponenti nella maggior parte dei casi di un'élite intellettuale poco o per nulla coinvolta nell'esercizio pratico del mestiere, non rende conto della reale partecipazione dei giardinieri a tale evoluzione. Allo stato attuale degli studi, ad esempio, non si hanno testimonianze delle competenze di Boyceau de la Barauderie in materia di jardinage. C'è chi sostiene che l'intendente dei giardini reali non era in grado di realizzare il disegno di un giardino (Le Dantec, 1995; Hazlehurst, F., 1962). Gli stessi dubbi sorgono a proposito di Dezallier d'Argenville. Collezionista ed erudito, affiliato ad una famosa famiglia di stampatori parigini, egli non eseguì le tavole del suo trattato che affidò invece all'architetto Alexandre Le Blond 7.
Attribuire alla concezione e alla pratica del jardinage l'appellativo di arte pone dunque i ricercatori di fronte alla necessità di analizzare le diverse argomentazioni che ne sottendevano il discorso epistemologico. Tanto più se si fa riferimento ad un secolo, come fu il Seicento, nel quale le competenze professionali si andavano ancora definendo. Si parlava di arte del giardino nel senso che la formazione dei giardinieri comportava alcune nozioni di base in materia di geometria e di disegno? Oppure si parlava di arte, come scriveva Boyceau, parchè la concezione di un progetto faceva appello alla ragione che è la base della conoscenza della natura di cui il giardino e il paesaggio sono una rappresentazione? O ancora perché l'attività dei costruttori di giardini presupponeva una formazione pratica e teorica allo stesso tempo? In conclusione: l'idea di un « arte del giardino » fu il risultato della riflessione dotta di alcuni intellettuali che costruirono i loro testi sulla base dello studio di alcune importanti realizzazioni e del lavoro di alcuni giardinieri-architetti « eccellenti », oppure essa nacque dal basso, dall'attività quotidiana degli addetti al mestiere, degli autori di trattati pratici sull'agricoltura, e trovò la sua sintesi, a vario titolo, nelle opere di Boyceau de la Barauderie, André Mollet e Dezallier d'Argenville ?

D'Argenville, A.-J., La Théorie et la Pratique du jardinage, Paris, Mariette, 1709,
Plan general de jardin dessiné sur le papier. Le meme plan de jardin tracé sur le terrain, (LA A.b.8.2[SSA1], Biblioteca Lazzerini, Prato, image issue du catalogue numérique de la Fondation institut international d'histoire économique « F. Datini » ).

Si tratta di questioni ancora aperte, sulle quali è necessario un rigoroso lavoro di approfondimento che si basi sul dialogo interdisciplinare e sull'esame analitico dei casi di studio, non solo francesi, ma anche europei.

Quale contributo a questo dibattito si presentano di seguito i primi risultati di una ricerca volta a prendere in esame lo statuto del jardinage da un punto di vista dei giardinieri attivi « sul campo », degli orticultori e di altri scrittori, esponenti di un panorama culturale certamente meno savant di quello nel quale vennero concepiti il Traité du Jardinage selon les regles de la nature et de l'art o La théorie et la pratique du jardinage. Si tratta di autori che si rivolgono ad un vasto pubblico di lettori (giardinieri, amanti dei giardini, agricoltori, semplici curiosi) con l'intento di divulgare le pratiche di coltivazione delle piante e dei fiori. In nessuno dei casi presi in esame si può parlare di trattati veri e propri, secondo la definizione data da J.-P. Le Dantec: l'arte del giardino è spesso subordinata all'agricoltura, non sempre gli autori parlano in prima persona, quasi mai vengono elaborati principi universali e «  règles génératives permettant la création, non la transmission de préceptes ou de recettes8 ». L'obiettivo di tutti i testi è tuttavia quello di trasmettere quei saperi pratici, e a volte teorici, che stavano alla base della pratica del jardinage.

Le opere fino a questo momento prese in esame sono le seguenti :
1. (Anonyme), Instruction pour la culture des fleurs, s.l.s.d.
2. (Anonyme), La Culture des fleurs, Bourg en Bresse, J. Ravoux, 1642.
3. (Anonyme), Traitté de la culture des orangers, citronniers, grenadiers et oliviers, Paris, C. de Sercy, 1676.
4. Aristote (dit Jardinier de Puteaux), Instruction pour le jardin potager, IIe éd., Paris, C. De Sercy, 1697.
5. Ballon, J., Garnier, Nouveau Traité de la culture des jardins potagers, Paris, C. de Sercy, 1692.
6. Ballon, J., Garnier, Nouveau Traité des orangers et de citronniers, Paris, C. de Sercy, 1692.
7. Ballon, J., Garnier, Nouvelle Instruction facile pour la culture des figuiers, Paris, C. de Sercy, 1692.
8. Bonnefons, N. de, Le jardinier françois qui enseigne à cultiver les arbres et herbes potageres, Paris, P. Des-Hayes, 1651.
9. Bonnefons, N. de, Les delices de la campagne, suitte di Jardinier François, Amsterdam, R. Smith, 1655.
10. Bonnelle, F. C., Le Jardinier d'Artois, Arras, Chez Michel Nicolas, 1766.
11. Groen, M. J. van der, Niederlandische Gartner (Le jardinier hollandois), Amsterdam, M. Doornick, 1669.
12. Gobelin, Abbé de, Le Jardinier royal, Paris, Sercy, 1677.
13. Liger, L., Oeconomie Generale de la campagne ou Nouvelle Maison rustique, Paris, C. de Sercy, 1700.
14. Liger, L., La Culture parfaite des jardins fruitiers et potagers, Paris, Clement Grasse, 1702.
15. Liger, L., Le Jardinier fleuriste et historiographe, Amsterdam, P. Mortier, 1704, 2 vol.
16. Liger, L., Le Ménage des champs et de la ville, ou Le Nouveau Jardinier françois, II vol., 1713.
17 Liger, . L., La Nouvelle Maison rustique ou Économie Generale de tous les biens de campagne, Paris, C. Prudhomme, 1721.
18. Mandibola, A., Manuale de' Giardinieri, Venetia, G. Zattoni, 1667.
19.Morin P., Instruction facile, pour connoistre toutes sortes d'orangers et cytronniers, Paris, C. de Sercy, 1674.
20. Morin, P., Nouveau Traité pour la culture des fleurs, Paris, C. de Sercy, 1674.
21. Morin, P., Remarques necessaires pour la culture des fleurs, (1658), Lyon, C. Muguet, 1677.
22. Rueneuve, A. de, Observations sur l'agriculture et le jardinage, Paris, C. Prudhomme, 1712.
23. Le Lorrain de Vallemont, P., Curiositez de la nature et de l'art sur la végétation ou l'agriculture et le jardinage, Paris. C. Cellier, 1705.

Come si può evincere anche solo dai titoli, il corpus di opere selezionale è molto eterogeneo, e andrà ulteriormente arricchito con testi pubblicati nella seconda metà del Settecento, non solo in Francia, ma anche in Italia, Inghilterra, Germania e Olanda. Alcuni autori sono anonimi e le loro opere sono state trovate, quasi casualmente, all'interno di raccolte di opuscoli dagli argomenti più disparati. E' quanto è accaduto, ad esempio, per l'Instruction pour la culture des fleurs, testo di dodici pagine, reperito all'interno del volume Divers Pieces (34823) del fondo antico della Bibliothèque Mazarine a Parigi9. Altri scrittori sono più conosciuti e provengono da un milieu culturale facilmente identificabile, è questo il caso dell'abate Gobelin, dell'agronomo Louis Liger e del collezionista di fiori Pierre Morin.
Alcuni autori si dichiarano, fin dalle prime pagine dell'introduzione, « giardinieri » e forniscono anche alcuni tratti della propria biografia: Jan Van der Groen dice ad esempio di essere giardiniere del principe di Orange e di non possedere i fondamenti dell'architettura; padre Bonnelle, religioso dell'ordine dei Chanoines Réguliers de la Sainte Trinité, sostiene invece che tutte le conoscenze di cui rende partecipi i suoi lettori derivano da una lunga pratica del mestiere e dagli scritti di François Hazard, dottore in medicina Le sue istruzioni sono inoltre valide solo per la regione dell'Artois, poiché « chaque Pays, chaque nature de terrein, a différens degrés de chaleurs, différentes saisons, par conséquent différens temps pour semer, pour planter & pour tailler10 ». Si registra anche una rilevante presenza di scrittori appartenenti ad ordini religiosi, secondo una tradizione che risale al medioevo e che lega le pratiche dell'agricoltura all'attività quotidiana all'interno dei conventi. E questo il caso di François Le Gentil, monaco converso della Chartreuse di Vauvert a Parigi, del frate francescano Agostino Mandirola da Castel Fidardo, o di Pierre Lorrain de Vallemont, priore di Saint-Jacques de Bressuire e dottore in teologia.
Un discorso a parte meritano i tre volumi che il catalogo della Bibliothèque Nationale de France e il Sistème Univeritaire de Documentation (SUDOC) attribuiscono ai giardinieri Ballon e Garnier. Nei frontespizi di queste opere il nome dei due autori non compare mai, mentre nel preface dell'editore al Nouveau traité des orangers et des citronniers si dice che Gilles Ballon, « directeur des Jardins du Roi », e Garnier, « jardinier du Roi à la pépinière» si sono limitati a rileggere e correggere il testo. Questo fatto è testimoniato anche dal Certificat de Mr Ballon, datato 1692 e pubblicato di seguito alla nota dell'editore11. L'autore dei tre volumi, a quanto si può evincere dalla presentazione della struttura dell'opera, potrebbe dunque essere un terzo giardiniere, attivo presso i giardini reali,  esperto di piante e fiori, che avrebbe anche completato la sua formazione in Italia. Così in effetti egli si presenta: « Quelque fecond que soit ce siècle en Livres, autant de Jardinage que d'autres matieres, je n'ambitionne pas cependant à m'ériger en Auteur. Je pourrois veritablement traiter de mon métier peut-être aussi-bien qu'un autre, aiant toûjours pris soin de m'instruire de tout ce qui le regarde. C'est dans cette veuë qu'après un long apprentissage, j'ai crû devoir voiager, non seulement dans les Provinces de France les plus curieuses en fleurs & en fruits de toutes sortes, mais encore dans les païs voisins, comme l'Italie, où j'ai le bonheur d'être emploié à la culture & à la conduite d'un de plus beaux Jardins qu'il y ait dans ces quartiers. L'assiduité et le succez avec lequel j'ai tâché à m'en acquiter, m'a attiré les bonnes graces & les bienfaits du maître que j'ai eû l'honneur de servir, & en même-temps l'amitié d'une partie de ceux de ma profession, & l'envie des autres12

I tre volumi attribuiti a Ballon e Garnier forniscono un contributo di primaria importanza per comprendere le pratiche e la formazione dei giardinieri impiegati presso le dimore reali. Si tratta in effetti degli stessi giardinieri ai quali André Le Nôtre affidava la realizzazione dei suoi progetti, la decorazione dei parterres, la fornitura delle piante e degli arbusti ornamentali. Queste pagine scritte nelle « heures de loisir», probabilmente durante l'inverno quando le incombenze giornaliere si facevano meno pesanti, raccontano il mestiere visto dall'interno delle serre e dei viali del giardino, svelano la scansione temporale nella quale si articolava il lavoro quotidiano, illustrano le diverse specie di piante utilizzate, i segreti della loro coltivazione, i tempi delle fioriture. Ma rivelano anche altro. Tra le righe si coglie la coscienza del mestiere, le basi di un savoir-faire tramandato nel tempo, la capacità di adeguare le conoscenze tecniche alle particolari caratteristiche stilistiche e architettoniche dei giardini: in che modo trasportare i fragili aranci dalla coste liguri fino a Parigi per preservarne la bellezza e la salute13, come costruire una buona serra che ripari gli alberi durante l'inverno, come coltivare fiori rari e alla moda come le anemoni, i tulipani, le primule o i ranuncoli14. Si tratta di competenze che, affinate dalla pratica, testimoniano anche l'affermarsi di una serie di considerazioni estetiche, come quelle riguardanti la disposizione dei vasi di aranci15, la colorazione delle casse, la distribuzione dei fiori sulle piattabande.

Nonostante la sua eterogeneità, la raccolta di opere prese in esame rivela una struttura molto simile, che può essere messa in relazione con quella dei trattati di orticultura pubblicati in Europa a partire dal XV secolo. Quasi tutti gli autori introducono i lettori agli argomenti trattati con un breve discorso sul valore sociale ed etico dell'agricoltura, sui piaceri della vita in campagna - la più recreative, profitable, saine e salutaire secondo Van der Groen16 - e citano i grandi testi di riferimento dell'antichità, a partire da Columella. Seguono una serie di capitoli dedicati ad argomenti generali o specifici, secondo il disegno dell'autore. Louis Liger, che si pone l'obiettivo illustrare tutte le regole necessarie per la conduzione di una proprietà di campagna, comincia ad esempio parlando della struttura degli edifici per arrivare in seguito all'allevamento degli animali da cortile, dei cavalli e del bestiame, alla gestione delle aree boschive, degli stagni, dei campi, delle piantagioni di grano, degli alberi da frutto, degli orti e termina con le ricette dei dolci e delle confetture destinate ad allietare la tavola del suo bon menageur. Più puntuali Ballon e Garnier, il giardiniere di Puteaux, l'abate Gobelin, Bonnefons e Morin che invece descrivono le caratteristiche del terreno in cui piantare alberi e fiori, elencano le varie specie e le loro tecniche di coltivazione, presentano il « calendario del giardiniere» e gli strumenti del mestiere.
Tutti gli autori dichiarano che i loro testi sono destinati alla pratica e che si rivolgono ad un pubblico inesperto, curioso e amante della campagna. Con queste parole, ad esempio, si esprime padre Bonnelle nell'introduzione del suo Le jardinier d'Artois: « Au reste, je n'écris point ici pour les Jardiniers expérimentés ; ils en sçavent plus que moi :j'écris plutôt pour ceux qui n'ont point encore des connoissances  dans cet art, mais qui desirent d'en acquérir ; pour les curieux, qui en veulent s'en faire un noble amusement ; parce que cette inclination a été de tous les temps & de tous les états. Il ne faut pas le mépriser, ni la mettre en oubli ; car tout objet qui réunit en soi l'utile & l'agréable, est digne de tout le monde. Combien de personnes estiment le Jardinage, mais à qui le détail en est inconnu ; ils sçavent, ils sentent que cet art n'est pas indigne de leur curiosité ; ils voudroient le connoître assez pour en faire leur récréation, mais on ne trouve point par-tout des Jardiniers qui soient capables de donner des lumieres sur les objets de leur possession17. »

Il jardinage è dunque genericamente inserito all'interno delle discipline proprie all'orticultura. Fanno eccezione solamente Van der Groen e Louis Liger che invece tentano di operare delle distinzioni. Dopo avere lodato la vita della campagna il giardiniere del principe d'Orange sostiene : «  Toutes ces choses sont communes comme aussi plusieurs autres, mais elles ne laissent pas d'estre necessaires. Mais pour venir à nôtre dessein, il faut sçavoir que par le moyen de l'art on peut embellir la nature, & lui donner l'agréement, la beauté, l'ornement & l'ordre qu'elle n'avoi pas auparavant ; pour quoi faire on applant quelque fois des montagnes, on comble des vallées, on rehausse des plaines, on desseche les marais, & des lieux secs on en fait des étangs. On observe tout cela dans les Jardins de plaisance, où l'on fait toutes choses regulieres, c'est à dire uniformes aux deux costés. [...] C'est aussi de l'Art, qu'on a appris à disposer les quarrés des Jardins en sorte que pour les petits sentiers qu'on y fait entre deux on les puisse commodement semer, planter, sarcler, couper & coeüillir ce qu'il y a. Il y a tants de semblables artifices,  & inventions experimentées  pour aider la nature, l'embellir & l'améliorer, qu'on ne sçauroit faire mention de tous18. »

Groen M. J. VAN DER, Niederlandische Gartner (Le jardinier hollandois), Amsterdam, M. Doornick, 1669,
Frontispice, (Bibliothèque numérique du Château Archiépiscopal de Kromerizr).

Ancora più significativo è il procedimento utilizzato da Louis Liger che nelle due prime edizioni (1700 e 1701) della sua  Oeconomie Generale de la Campagne ou Nouvelle Maison Rustique, entrambe dedicate a Jules Hardouin Mansart, affronta la cultura dei jardins potagers, la manutenzione delle pépinières e la taille des arbres all'interno del secondo volume, libro terzo, insieme alla coltivazione della vigna. Si stratta a suo modo di vedere di pratiche che afferiscono all'agricoltura tout court. La parola jardinage non compare infatti neppure nell'indice della materie. Nell'edizione del 1721, la terza, ribattezzata Nouvelle Maison rustique ou Oeconomie generale de la campagne, troviamo invece un intero libro dedicato al jardinage. La materia è affrontata in maniera sistematica: nel primo capitolo sono presentate le « Choses generales à toutes sortes de Jardins »  e si definisce il jardinage come « la plus noble, la plus riante, & la plus utile partie de l'Agriculture19 », seguono cinque capitoli consacrati rispettivamente al «  jardin potager », al «  jardin fruitier », al «  jardin de fleurs ou d'Ornemens », al «  jardin des Simples ou Botanique » e a «  les vignes et les boissons ». Utilizzando le stesse distinzioni operate da La Quintinie, peraltro già presenti nel Le jardinier fleuriste et historiographe pubblicato nel 1704, Liger rende dunque conto delle specializzazioni che si sono operate all'interno del mestiere dei giardinieri. E in qualche modo sembra avvalorare l'opinione, divulgata a livello savant, che la pratica del jardinage sia divenuta un'arte vera e propria. Proprio come Dezallier d'Argenville, egli allega alla sua opere modelli di parterres, treillages, piante di giardini e utilizza un linguaggio appropriato, infarcito di termini di architettura, grazie al quale definisce tutti gli elementi del giardino regolare (plattes bandes, tapis verts, bosquets, quinconces, etc.). [IMAGE 3]

Liger, L., Le Noveau Theatre d'Agriculture et menage des champs, Paris, Michel- Estienne David, 1723,
« Jardin potager et jardin fruitier », planche XL, p. 458 (Sala II.G.392, Biblioteca Comunale Forteguerriana, image issue du catalogue numérique de la Fondation institut international d'histoire économique « F. Datini »).

In alcune opere compare anche una definizione del mestiere. Essa si articola attorno alle competenze tecniche del giardiniere, alle sue qualità morali e anche alle sue abitudini quotidiane. Un buon giardiniere, secondo padre Bonnelle deve essere saggio, attento e laborioso: «  Un Jardinier, pour bien exercer son art, doit avoir du génie ; car s'il ne sçait que le train ordinaire, il n'est propre qu'à planter des choux. Il doit être fort & robuste, parce que le travail du jardinage a quelque chose de rude. Si la fainéantise y est, & que le forces et le courage manquent, tout y va bien lentement, ce n'est pas le moyen de réussir : il doit toujours être matinal & vigilant sur tout ce qui regarde son emploi : il faut qu'il sçache labourer, semer & planter, qu'il soit habile dans la taille des arbres : il doit les connoître en fruits, sçavoir écussonner & greffer. [...] Quant au caractere, rien de plus mauvais qu'un Jardinier fainéant, rien de plus insuportable qu'un Jardinier yvrogne, enfin rien de plus odieux qu'un Jardinier lâche & paresseux, il est impossible qu'avec de tels vices on puisse remplir les devoirs d'une telle profession20

Della stessa opinione anche Agostino Mandirola, il quale aggiunge che il giardiniere deve conoscere anche le fasi lunari e la direzione dei venti per sapere quando seminare, piantare, potare e travasare. Liger che, come abbiamo detto, opera già una distinzione tra le varie «  classi di giardinieri », sottolinea la necessità che questi possiedano una particolare specializzazione e che non pensino, come fanno molti, di potere dominare tutte le conoscenze relative all'arte del giardino. Tali giardinieri, a suo modo di vedere, «  scambiano la routine per scienza, l'abitudine per  buon senso, la presunzione per intelligenza », amano gli applausi e non sanno accettare le critiche: «  ils se persuadent d'être instruits en tout, & le plus souvent ils ne sçavent que tres-peu de choses21 ». Il buon jardinier fleuriste deve invece possedere una particolare predisposizione per la coltivazione delle piante e dei fiori, conoscere le varie specie, stabilire con precisione i giorni e le ore per l'innaffiatura e la semina, essere curioso, aprire con piacere il suo giardino ai visitatori ma preservare le piantagioni dalle persone « moins honnêtes» che con la scusa di osservare da vicino le piante tentano di rubarle22.
I tre volumi di Ballon e Garnier aggiungono qualche altro elemento a questo quadro. Essi testimoniano la circolazione, all'interno dell'ambiente degli addetti al mestiere, di opere relative al jardinage e la conoscenza di pratiche orticole sperimentate dai giardinieri di altre regioni e di altri paesi d'Europa. Si tratta anche in questo caso di una tradizione antica. Già Claude Mollet nel Théatre des plans et jardinage invitava i suoi colleghi a visitare altri giardini, a scambiarsi le sementi e a condividere i segreti del mestiere23. L'interesse dei testi analizzati risiede in particolare nella puntualità con cui i due autori analizzano la letteratura esistente e le pratiche ereditate da altri giardinieri. Nel caso del breve trattato sulla coltivazione dei fiori allegato alla Nouvelle Instruction facile  pour la culture des Figuiers essi citano il catalogo di Morin, «  un de ceux qui a porté le plus loin ses recherches sur ce point, à écrit des Oeillets, des Anemones, des Renuncoles, des Tulipes, & des Iris Bulbeux24 », il notaio di Laon che ha trattato in maniera più approfondita di Morin la coltivazione degli alberi nani, Aristote de Puteaux che, nonostante le utili osservazioni, ha affrontato l'argomento  «  un peu legerement» e ancora i numerosi testi sui tulipani e le primule25. Tra le tecniche più interessanti per la coltivazione dei gelsomini ci sono invece quelle impiegate dai giardinieri di Orléans che coltivano il gelsomino di Spagna, abitualmente acquistato in Provenza o in Liguria, facendolo crescere insieme al gelsomino comune con ottimi risultati26.
Per quanto concerne la pratica del disegno o altre competenze non derivate direttamente dall'esercizio del mestiere, alcuni autori svelano una notevole diffidenza. Altri ammettono che la conoscenza della basi della geometria sarebbe certamente necessaria, ma che per la verità sono pochi i giardinieri che la sanno mettere in pratica in maniera soddisfacente. Van der Groen scrive che normalmente i giardinieri sono talmente ignoranti in materia di disegno che difficilmente riescono a concepire dei progetti di compartiments armoniosi e che per lo stesso motivo è faticoso reperire modelli da copiare27. Mandirola sostiene invece che sarebbe auspicabile che i giardinieri si dilettassero « in qualche termine di architettura» per potere almeno concepire la pianta delle aiuole che coltiveranno28. Della stessa opinione il padre Bonnelle che ammette questo diletto solo a patto che non sottragga il giardiniere dalle sue occupazioni ordinarie: il disegno gli è utile solo « pour conduire  & entretenir le Jardin qu'il a sous sa direction29 ».
Tra i testi analizzati, solo quelli di Liger e di Van der Groen contengono delle tavole che ritraggono giardini in pianta o in prospettiva, modelli di parterres, portici, treillages, fontane. Nel resto dei casi ci si limita a disegnare i fiori e qualche volta gli strumenti del mestiere. La Nouvelle Maison rustique si distingue anche in questo caso per la ricchezza delle tavole, per la puntualità dell'argomentazione e per un ritratto del costruttore di giardini che nulla ha a che vedere con le definizioni presentate fino ad ora. Al capitolo IX del libro sulle «  Choses générales à toutes sortes de Jardins » Liger fa esplicitamente riferimento agli architetti, scegliendo un titolo che lascia poco spazio all'interpretazione: «  De la science d'un Architecte en fait de Jardins d'ornement ». A suo modo di vedere, infatti, essere un buon giardiniere, esperto nella pratica del mestiere non significa sempre sapere concepire il progetto di un giardino. Quest'ultima è un'operazione complessa per la quale è necessario sapere valutare la topografia del terreno, l'effetto ottico prodotto dalla disposizione dei volumi, dominare la pratica del disegno e possedere un « génie» molto raro : «  Un Jardin d'ornement est souvent mal conduit. Faute d'avoir un Architecte qui l'entende ; il faut donc en choisir un que soit honnête homme & habile, & qui soit quelque chose de plus qu'un Jardinier. Ce n'est pas la pratique d'un Jardin décoré, qui fait absolument l'Architecte, c'est l'invention, la précision, la justesse de l'invention, le jugement aidé de la prudence, & confirmé par un bon goût qui doit regner dans ces sortes d'ouvrages. Quoyqu'un Jardinier soit tous les jours versé dans la pratique des Jardins, il n'est pas pour cela toûjours plus habile dans l'execution d'un plant. L'experience en fait de Jardin, peut bien instruire du choix & de l'employ des matieres; mais elle n'éclaire pas toûjours l'entendement jusqu'à l'élever aux grandes idées ; & à mois que la Nature ne nous ait disposé à cet Art, il est douteux que la pratique des Jardins rende un Jardinier un bon Architecte30. »

Liger, L., Le Noveau Theatre d'Agriculture et menage des champs, Paris, Michel- Estienne David, 1723,
Jardin, planche X, p. 415 (Sala II.G.392, Biblioteca Comunale Forteguerriana, image issue du catalogue numérique de la Fondation institut international d'histoire économique «F. Datini »).

Tuttavia Liger non esclude che possano esistere giardinieri provvisti del genio per divenire architetti. Proprio come Dezallier d'Argenville egli dubita in generale delle loro competenze in materia di disegno e di architettura, ma non nega che possano essercene in grado di concepire dei buoni progetti. In questo senso il testo di Liger riflette, o si allinea, con le argomentazioni della cultura dotta che a quella stessa epoca, grazie a La théorie et la pratique du jardinage e alle opere di d'Aviler, poneva l'arte del giardino tra le discipline proprie dell'architettura.

Le considerazioni tratte dall'analisi di questo modesto gruppo di opere non possono fornire, allo stato attuale della ricerca, una risposta alle questioni presentate all'inizio di questo saggio. Tuttavia ci sembra che abbozzino già una metodologia di ricerca utile per identificare le congruenze, e le incongruenze, della letteratura sul jardinage pubblicata nel corso del XVII e del XVIII secolo nell'ambito di differenti contesti culturali. Esse permettono, nello stesso tempo, di portare alla luce le dinamiche tecniche e sociali attraverso le quali avveniva la circolazione dei saperi nel mondo dei giardinieri e degli orticultori e il processo di lenta definizione, a diversi livelli, dell'arte del giardino. Da un punto di vista più generale, ricerche come quella qui presentata, che costituisce solo una delle possibili ipotesi di lavoro, possono contribuire a chiarire le modalità attraverso le quali arte, savoir-faire e scienza si sono incontrate all'interno della pratica del jardinge e della progettazione del paesaggio in età moderna.

Mots-clés

Jardins, jardiniers, traités, XVIIe siècle, histoire
Gardens, gardeners, treaty, XVII Century, history

Bibliographie

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Auteur

Chiara Santini

Docteur en histoire et civilisations.

Chargée de recherche LAREP à l'École nationale supérieure du paysage de Versailles-Marseille (ENSP).
Courriel : c.santini@versailles.ecole-paysage.fr

Pour référencer cet article

Chiara Santini
L' « arte » del giardino nell' Europa di età moderna: ipotesi di lavoro e prospettive di ricerca
publié dans Projets de paysage le 26/06/2009

URL : http://www.projetsdepaysage.fr/fr/l_arte_del_giardino_nell_europa_di_eta_moderna_ipotesi_di_lavoro_e_prospettive_di_ricerca

  1. Cf. Farhat, G. (sous la dir. de), «  La Culture d'André Le Nôtre », in André Le Nôtre. Fragments d'un paysage culturel. Institutions, arts, sciences et techniques, Domaine de Sceaux, musée de l'Île-de-France, 2006, p. 7-19.
  2. La Quintinie, J.-B., Instruction pour les jardins fruitiers et potagers, Paris, C. Barbin, 1690, p. 59.
  3. Ibid., p. 1.
  4. La Mare, N. de, Traité de la police, Paris, J. et P. Cot , M. Brunet, F. Hérissant, 1705-1738, vol. III, p. 383.
  5. Ibid.
  6. Santini, C., Il giardino di Versailles. Natura, artificio, modello, Firenze, Olschki, 2007, p. 20.
  7. La paternità del trattato attribuito a A.-J. Dezallier D'Argenville è stata messa in discussione dagli studi di O. Medvedkova che con un'argomentazione particolarmente ricca e convincente identifica nell'architetto Alexandre Le Blond l'autore de La théorie et la pratique du Jardinage. Cf. Medvedkova, O., Jean-Baptiste Alexandre Le Blond, architecte (1679-1719). De Paris à Saint-Pétersbourg, Paris, Alain Baudry et Cie., 2007. Su A.-J. Dezallier d'Argenville si vedano anche i contributi di M. Conan (2001) e S. Cartuyvels (2003) citati in bibliografia.
  8. Le Dantec, J.-P., «  Traités non traités », in Mosser, M., Nys, P. (sous la dir. de), Le Jardin, art et lieu de mémoire, Besançon, Les Éditions de l'Imprimeur, 1995, p. 168-169.
  9. Si tratta in questo caso, come testimonia la numerazione delle pagine che vanno dalla 49 alla 60, dell'estratto di un testo del quale non sono noti né l'autore, né l'imprimeur, e neppure  il luogo e la data di edizione.
  10. Bonnelle, F. C., Le Jardinier d'Artois, Arras, M. Nicolas, 1766, p. IV.
  11. Cf. Ballon, J., Garnier, Nouveau Traité des orangers et de citronniers, «  Le libraire au lecteur », Paris, C. de Sercy, 1692.
  12. Ibid., p. 1-2. L'ortografia di tutti i testi riportati è conforme agli originali.
  13. Ibid., p. 32-41.
  14. Ballon, Garnier, Nouvelle Instruction facile  pour la culture des figuiers, Paris, C. de Sercy, 1692, p. 129-164.
  15. Ballon, Garnier, Nouveau Traité des orangers..., 1692, op. cit., p. 55-74.
  16. Groen Van der, Niederlandische Gartner (Le jardinier hollandois), Amsterdam, M. Doornick, 1669, fogli 3-4.
  17. Bonnelle, F.C., Le Jardinier d'Artois, 1766, op. cit., p. VI-VII.
  18. Groen Van der, Niederlandische Gartner..., 1669, op. cit., fogli 5-6.
  19. Liger, L., La Nouvelle Maison rustique ou Économie générale de tous les biens de campagne, Pais, C. Prudhomme, 1721, vol. 2, p. 275
  20. Bonnelle, F.C., Le jardinier d'Artois, 1766, op. cit., p. 13-14.
  21. Liger, L., Le Jardinier fleuriste et historiographe, Amsterdam, P. Mortier, 1704, 2 vol, p. 34-35.
  22. Ibid., p. 37.
  23. Mollet, C., Théâtre des plans et jardinage, Paris, De Sercy, 1652, p. 186-187.
  24. Ballon, Garnier, «  Traité de la culture des fleurs », in Nouvelle Instruction facile pour la culture des figuiers, 1692, p. 115.
  25. Ibid.
  26. Ballon, Garnier, Nouveau Traité des Orangers..., 1692, op. cit.,  p. 183
  27. Groen J. Van der, Niederlandische Gartner..., «  Methode qu'il faut tenir pour faire bien les compartimens d'un Jardin »1669, op. cit.
  28. Mandirola, A., Manuale de' Giardinieri, Venetia, G. Zattoni, 1667, cap. I.
  29. Bonnelle, F.C., Le Jardinier d'Artois, 1766, op. cit., p.13-14
  30. Liger, L., La Nouvelle Maison..., 1721, op. cit., p. 296.